Riforma Copyright per Cancellare Link da Google

Negli ultimi giorni ci sono stati grossi cambiamenti per quanto riguarda il copyright, infatti la Commissione europea ha approvato l’emendamento 1.022 che potrebbe portare nel caos il mondo della rete italiana e fornire nuovi strumenti per cancellare link da Google. Proprio per questo motivo l’Aiip (associazione italiana internet provider) si è espressa contraria all’adozione di questa norma visto che d’ora in avanti Agcom può richiedere la rimozione di qualsiasi contenuto senza l’intervento della magistratura, e quindi imporre ai vari provider di internet degli obblighi di filtraggio ed un controllo preventivo oltre che rimuovere qualsiasi contenuto generato dagli utenti senza passare dal giudice. Secondo l’associazione, questo emendamento viola la Convenzione europea dei diritti umani, quella riguardante la comunicazione elettronica e la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea. “In Italia la magistratura è l’unico potere dello Stato ad avere giurisdizione sulle violazioni penali del diritto d’autore. Qualsiasi norma che attribuisca a soggetti diversi dalla magistratura, come per esempio l’Autorità per le Comunicazioni, poteri di intervento in fatti penalmente rilevanti costituisce una violazione del principio costituzionale della riserva di legge in materia criminale” si legge in una notta Aiip. “Fallito un primo colpo di mano, si torna a proporre leggi incostituzionali che aboliscono il principio della personalità della responsabilità penale, legittimando l’incivile convinzione per la quale nelle azioni online è permesso. La proposta emendativa duplica le attribuzioni della Procura della Repubblica e del giudice dibattimentale, attribuendo all’Autorità delle Comunicazioni poteri analoghi” accusa l’associazione italiana internet provider. “Con una ulteriore proposta, identica per spirito e contenuti a quella precedente e dunque diretta a usurpare il potere della Magistratura, si vuole modificare l’applicazione della direttiva sul commercio elettronico, dando sempre all’Autorità delle Comunicazioni il potere di imporre agli Internet Provider l’adozione di misure tecniche necessarie per prevenire in maniera permanente la riproposizione dei contenuti illeciti. Il che vuol dire, dal punto di vista tecnico, monitorare ed intercettare e bloccare l’attività degli utenti, mettendo in piedi una gigantesca censura di Stato”. Sicuramente questo argomento verrà nominato più volte anche perché il mondo del web ha sempre avuto grandi problemi per quanto riguarda la sicurezza e il trattamento dei dati personali, e diversi colossi della rete già si muovono in questi ambiti, cercando di tutelare l’utente. Nei prossimi mesi verranno sicuramente richieste delle modifiche a tale emendamento visto che l’associazione italiana internet provider non è assolutamente contenta del trattamento effettuato a tutti i consumatori del nostro Paese. La “remunerazione equa” e il difficile rapporto tra contenuti pubblicati e copyright, come accade a YouTube. Su questi due punti si è mossa la cosiddetta “Direttiva Copyright”, o meglio la riforma diritto d’autore nel mercato unico digitale, che ha ricevuto il via libera da parte del Parlamento Europeo lo scorso 12 settembre (con 438 sì, 226 no e 39 astenuti). Nei prossimi mesi il Parlamento dovrà tornare nuovamente al voto per approvare il testo finale, negoziato con il Consiglio e la Commissione, con ultima scadenza maggio 2019. Numerosi i punti dibattuti ed emendati, con gli occhi puntati sugli articoli 11 e 13.

L’articolo 11, legato alla cosiddetta “link tax”, prescrive che l’Ue può imporre agli Stati membri di fornire agli editori di “pubblicazioni giornalistiche” diritti che gli consentano di “ottenere una giusta e proporzionata remunerazione per l’uso digitale delle loro pubblicazioni dai provider di informazioni”, e raccomanda che “gli autori siano sicuri di ricevere un’appropriate del valore aggiunto incassato dagli editori dall’uso delle proprie pubblicazioni”.

L’articolo 13, invece, include l’“upload filter”, che invita le piattaforme online a “siglare contratti di licenza con i proprietari dei diritti, a meno che questi non abbiano intenzione di garantire una licenza o non sia possibile stipularne”. Se non dovesse esserci un accordo, specifica il testo, i fornitori di servizi online “devono predisporre misure appropriate e proporzionate che portino alla non disponibilità di lavori o altri argomenti che infrangano il diritto d’autore o diritti correlati”.

In sostanza, considerando sempre che l’iter della riforma non è ancora concluso, come spiegato da “Il Sole24 Ore”, con queste modifiche le grandi compagnie web dovranno “condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti. I creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, devono essere remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News”. In merito a Wikipedia e ai software open source, infine, “caricare contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, è attività esclusa dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright. Esclusi anche i meme come le parodie”, specificano ancora dal quotidiano economico.

“Il voto del 12 settembre è stato una dichiarazione in difesa di un principio che qui a Francoforte trova espressione nel lavoro delle decine di migliaia di persone. Il diritto d’autore è un seme da accudire e per questo va valorizzato e protetto”, ha spiegato nei giorni scorsi Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione Italiana Editori. In questo contesto la Federazione degli editori europei (FEP), di cui l’Associazione Italiana Editori fa parte, ha lanciato la campagna a sostegno della direttiva Copyright “Stand Up for ©ulture – Yes to a fair reform at the Frankfurt Book Fair”.