Disforia di genere: un corso FAd per saperne di più

La disforia di genere, spesso abbreviato in DIG è il malessere percepito da una persona che non si riconosce nel sesso assegnatogli alla nascita. Il termine è stato introdotto nel 1971 da Donal Laub e Norman Fisk e non rientra più nella categoria dei disordini sessuali, rappresenta quindi una categoria a sè stante. La disforia di genere può essere definita come la marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere assegnato; tale incongruenza, della durata di almeno 6 mesi, si manifesta nel bambino attraverso alcuni criteri, quali :

  1. Un forte desiderio di appartenere al genere opposto o insistenza sul fatto di appartenere al genere opposto;
  2. Una forte preferenza per il travestimento con abbigliamento tipico del genere opposto o per la simulazione dell’abbigliamento femminile/maschile;
  3. Una forte preferenza per i ruoli tipicamente legati al genere opposto nei giochi del “far finta” o di fantasia;
  4. Una forte preferenza per giocattoli, giochi o attività utilizzati o praticati dal genere opposto;
  5. Una forte preferenza per i compagni di gioco del genere opposto;
  6. Un forte rifiuto per giocattoli, giochi e attività tipicamente maschili o femminili e un forte evitamento dei giochi in cui ci si azzuffa, per quanto riguarda i maschi e giochi tipicamente femminili, per quanto riguarda le bambine.
  7. Una forte avversione per la propria anatomia sessuale;
  8. Un forte desiderio per le caratteristiche sessuali primarie e/o secondarie corrispondenti al genere esperito.

Tale condizione viene associata a sofferenza clinicamente significativa o a difficoltà nel funzionamento in ambito sociale e scolastico.

Di fronte alla disforia di genere evidenziata nei bambini, una delle problematiche che si verifica nei genitori è quella del non riuscire a comprendere come comportarsi. Spesso prevale la vergogna, l’incapacità di razionalizzare quanto sta accadendo e conseguentemente l’impossibilità ad accettare il proprio figlio.

In virtù di queste problematiche, il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione, grazie all’aiuto del  professor Vincenzo Toscano, Presidente dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME) ed in collaborazione con Consulcesi Club, ha lanciato una guida utile rivolta ai genitori attraverso il corso ECM FAD (Formazione a Distanza) dal titolo “Linee guida sulla disforia di genere”.

Il corso, tenuto dal professor Vincenzo Toscano, presidente AME e docente ordinario di Endocrinologia presso l’Università La Sapienza di Roma, va ad ampliare il già sampio catalogo di oltre 150 corsi FAD offerti dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione on line ed è disponibile gratuitamente sul sito http://www.corsi-ecm-fad.it. Il corso si sviluppa in 6 moduli didattici composti da video-lezioni e materiali di approfondimento ed assegna 5 crediti ECM.

Vediamo alcune domande a cui si cercherà di dare una risposta nel corso:

La Disforia di genere può essere una fase passeggera? Prima di parlare di disforia di genere vanno valutati molti elementi. Non deve essere diagnosticato come “disforia di genere” ad esempio, il comportamento di quei bambini che semplicemente non si adattano allo stereotipo culturale di mascolinità o femminilità. Per molti bambini la varianza di genere può essere una esperienza transitoria che con la pubertà viene meno.

Cosa accade in pubertà: nella maggior parte dei casi (80% – 90%), la disforia di genere non persisterà in pubertà e non avrà conseguenze sull’esperienza di genere futura (si tratta dei cosiddetti “desisters”). Nei restanti casi (i cosiddetti “persisters”) la pubertà può essere invece un momento complicato in cui aumenta il livello di sofferenza.

Quando rivolgersi ad un medico: pediatri e medici svolgono un ruolo cruciale nell’instaurare un dialogo costruttivo con genitori e bambini. Esistono molti centri specializzati in Italia in grado di  offrire la loro competenza per accogliere i bambini e le loro famiglie che manifestino un disagio intenso, attraverso un percorso di sostegno per i genitori e un lavoro che accompagni nel tempo il
bambino/bambina nell’esplorazione della propria identità.