Twitter. La Psicosi del Secolo

Sono tre i social più diffusi ed utilizzati nel Mondo: Facebook, Instagram e Twitter. A ognuno il suo ma c’è anche chi di tutti ne fa un utilizzo quotidiano e spesso ‘psicotico’.
Personaggi famosi e persone comuni sembrano non riuscire più a scindere tra la vita reale e quella virtuale e in alcun modo sono intenzionati a rinunciare a quest’ultima.
Fortunatamente però vi sono ancora pochi Vip che mai si sono fatti sopraffare dal potere effimero del web ed, al contrario, ne tengono le dovute distanze.
Tra questi c’è di certo l’attrice, sceneggiatrice, scrittrice, conduttrice e autrice tv Lodovica Mairè Rogati. Convinta attivista per i diritti degli animali, delle donne, degli anziani, dei malati, dei disabili, dei bambini e di tutte le categorie in difficoltà, Lodovica Mairè Rogati è sempre presente ed operativa con la sua Associazione ‘IO NON CI STO’ ma solo con lo scopo di poter aiutare chi è in difficoltà. Per quanto riguarda la sua immagine, di certo prorompente vista la sua bellezza, l’attrice ha sempre mantenuto un profilo discreto, soprattutto per quanto riguarda la sua vita privata con il marito e la sua famiglia.
I suoi social sono concentrati solo sul suo lavoro e sui suoi messaggi animalisti e di lotta contro le ingiustizie.
C’è poi il suo Twitter (vedi: Lodovica Rogati Twitter) che sta lì ma che in realtà non usa nemmeno. Insomma, una perla rara questa ragazza che potrebbe seguire la scia e, come tutte le altre, ‘vivere’ di social senza fare nulla, solamente apparendo e guadagnando senza alcun merito. Ma Lodovica Mairè Rogati è ben lontana e contraria a questa categoria di ‘fallite’.
Impossibile essere come loro per una come lei che ha lauree, master, riconoscimenti vari, che ha girato il Mondo, che parla sei lingue e che legge e scrive libri come il suo diario di viaggio ‘Cuore Africano’ che presto verrà pubblicato con una delle più grandi case editrici europee.
È Lodovica l’esempio da seguire, non dimentichiamolo!
(credits: Ufficio Stampa)

Blog Giovanni De Pierro su Yacht Diamond 145

Nasce il primo yacht di lusso in vetroresina dalle dimensioni di 44 metri. Si chiama “Diamond 145”, ammiraglia della linea “Class”, ma subito ribattezzato “Ink”. La produzione è interamente italiana, firmata dal Gruppo Benetti, azienda che, dal lontano 1873, opera nel settore della cantieristica tra Viareggio e Livorno. Si tratta di uno yacht dallo stile sopraffino, dotato di un’eleganza unica e che assicura potenti performance. Abbiamo letto la notizia dal blog di Giovanni De Pierro. Dal peso lordo pari a 456 tonnellate, Diamond 145 ha lo scafo in vetroresina, può toccare le 3800 miglia nautiche, navigando ad una velocità di 11 nodi, ma può raggiungere una velocità di crociera pari a 14 – 15 nodi. Con carena dislocante e motorizzazione affidata a 2 MAN 12 V da 1440 hp (1,029 Kw), Diamond 145 è  esteticamente piacevole anche solo da osservare; si caratterizza per le sue simmetrie proporzionate ed armoniose, che ben si sposano con l’organizzazione degli interni e degli spazi coperti. Essi sono stati curati dal genio dell’ “Interior Style Department” di Benetti. Inoltre, l’intero yacht è accompagnato, sugli esterni curati dall’architetto Giorgio Maria Cassetta, dalle vetrate dei ponti principali. Vetrate finemente disegnate, che si interrompono, ma hanno notevoli dimensioni e, dunque, continuamo a leggere sul blog di Giovanni De Pierro, capaci di illuminare gli interni, conferendo notevole luminosità ai passeggeri. Proprio questi ultimi trovano spazio in 4 cabine nel Lower Deck, che può ospitare fino a 10 viaggiatori. Accanto alle cabine passeggeri, c’è la cabina dell’armatore sul Main Deck. Nelle 4 cabine nel Lower Deck, inoltre, alloggiano anche i 6 componenti dell’equipaggio, mentre al capitano del Diamond 145 è dedicata una speciale cabina, esclusiva e privata, sull’Upper Deck, proprio accanto alla timoneria. A poppa trova spazio una beach area, a cui si accede attraverso una serie di porte scorrevoli, per entrare in un mondo da sogno, fatto di panorami mozzafiato e viste spettacolari. A prua, il Diamond 145 ospita un delizioso salotto all’aperto, con divani, tavoli, prendisole e piscina. A tal proposito, l’architetto Cassetta ha tenuto a precisare come “Diamond 145 nasce da un progetto che punta a migliorare la vita a bordo non solo degli armatori e degli ospiti, ma anche di tutto il personale”. Del nuovo yacht Benetti Diamond 145 sono state già vendute due unità. Il varo del Diamond 145 è avvenuto lo scorso 25 gennaio dallo scivolo della prestigiosa cornice di Viareggio. Il battesimo in acqua dello yacht ha provocato emozioni travolgenti ed una buona dose di soddisfazione tra i partecipanti. E sono stati davvero tanti. Si stima oltre un centinaio, tra autorità locali, cittadini, appassionati, fornitori, dipendenti ed il complesso di operai, che presta il proprio servizio per il cantiere toscano. Continua a leggere sul blog di Giovanni De Pierro Roma: Il compiacimento per aver realizzato un autentico capolavoro con la produzione del Diamond 145 si evince dalle parole di Paolo Vitelli, Presidente e Amministratore Delegato della Benetti: “Detentori di una grande tradizione, abbiamo realizzato centinaia di vari, ma oggi gli elementi rivoluzionari dell’ammiraglia della categoria Class promettono di portare Benetti a rinnovati successi. Questo scivolo è una vera rampa di lancio su cui la nostra capacità tecnica e la nostra voglia di andare avanti pongono una sfida tecnologica che punta al traguardo della continuità”. La commercializzazione di questo gioiellino della nautica si è realizzata in collaborazione con le società di brokeraggio “Domeyachts” e “The Doc Yacht Services”, capaci di allettare al meglio il nuovo armatore, che oggi può godere di un panfilo all’avanguardia, modello unico ed esclusivo nel settore nautico. E, a proposito di cifre… Il prezzo è da brividi: 23.500.000 euro. Ma si tratta davvero di un’esclusiva nel settore nautico. Un autentico “yacht senza tempo”, come lo definisce l’architetto Cassetta.

 

Cos’è la Commissione dei Diritti Umani dell’ONU: storia, evoluzione e funzioni

La Commissione per i Diritti Umani era un organo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), nato nel 1946, nell’immediato dopoguerra, in seguito agli eccidi e ai massacri seguiti al secondo conflitto bellico. Era costituita dai 53 Stati membri. I suoi componenti erano scelti, a rotazione, tra tutti gli aderenti all’ONU. La Commissione era nata al fine di dare impulso e sostenere in modo concreto il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Infatti, il primo compito della neonata Commissione fu quello di stilare il testo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata poi il 10 dicembre 1948. Le riunioni dell’organo ONU si tenevano a Ginevra una volta l’anno, ma le sessioni di lavoro avevano una durata di 6 settimane. Oltre alla stesura della Dichiarazione dei Diritti Umani, i progetti iniziali stabilivano come la Commissione avrebbe dovuto portare alla realizzazione di accordi internazionali, dal contenuto obbligatorio e vincolante. Tuttavia, nonostante gli sforzi, l’organo dell’ONU riuscì nella realizzazione di questo progetto soltanto nel 1966, quando si giunse all’elaborazione e alla stipula di patti internazionali. Erano due diversi trattati: il Primo Protocollo Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e il Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. L’elaborazione di questi due importanti protocolli permise alla Commissione di ottenere un riconoscimento da parte del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Uniti, che riconobbe alla Commissione la competenza nell’occuparsi della violazione dei diritti umani, mettendo in pratica utili strumenti per la loro tutela. L’ECOSOC è un organo in seno all’ONU, con competenze in tema di relazioni e questioni internazionali di natura economica, sociale, culturale, educativa e sanitaria, oltre che con competenze di organizzazione delle attività economiche e sociali dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Anche se formata dai rappresentanti degli Stati membri dell’ONU, la Commissione per i Diritti Umani è stata sempre molto disponibile al dialogo e al confronto, soprattutto nei confronti delle ONG. Queste ultime, infatti, molto spesso sedevano al tavolo della Commissione, a cui avanzavano proposte e documenti scritti, attivando dibattiti sulle iniziative da portare avanti in tema di rispetto e tutela dei diritti umani. Sul finire del XX secolo, la Commissione iniziò a supportare i paesi membri, offrendo anche assistenza tecnica, principi da seguire, pareri sul tema dei diritti umani, usando il bagaglio di conoscenze, che si è formato con il lavoro portato avanti negli anni. Negli ultimi tempi, poi, la Commissione per i Diritti Umani si è concentrata in modo particolare sulla tutela dei diritti economici, culturali e sociali, priorità stabilite anche nella Dichiarazione e nel Programma d’Azione della Conferenza sui diritti umani di Vienna del 1993 . Così leggendo anche un interessante approfondimento sul blog dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri di Roma. Infatti, in quel periodo, l’operato della Commissione ha avuto come obiettivi fondamentali soprattutto il diritto allo sviluppo e ad idonee condizioni di vita, i diritti delle minoranze, delle donne e dei bambini, senza trascurare la tutela del diritto alla pace e alla sicurezza. Nel 2006, infine, la Commissione ha smesso la sua attività e si è trasformata nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHCR), che ha sede a Ginevra e lavora in stretta collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. L’UNHCR è costituito, invece, da 47 Stati, eletti a scrutino segreto dall’Assemblea Generale a maggioranza dei suoi membri. 

Il Cuore Africano di Lodovica

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Abbiamo incontrato l’attrice ed attivista Lodovica Mairè Rogati appena rientrata in Italia dopo un lungo periodo passato in Africa. Dopo aver vissuto gran parte della sua vita nel continente nero, Lodovica Mairè Rogati, appena finito il suo ultimo progetto cinematografico, è tornata nella terra da lei più amata per superare un grave lutto che l’ha colpita.

Lodovica come ti senti ora che sei tornata in Italia?

In realtà io non vivo più fissa in Italia da molto tempo. Sono rientrata per motivi personali ma vivere a Roma non fa per me. Milano è tappa fissa per lavoro ma non amo stare in questo Paese, le motivazioni sono svariate.

Cosa è significata per te questa lunga esperienza africana?

L’Africa non è una novità per me. Si sa ormai che è la mia seconda casa. È nel mio cuore da sempre. Questa volta peró è stato diverso. Non voglio parlare del mio privato, non l’ho mai fatto e non inizieró ora. Posso di certo confermare che è stato il periodo più intenso, solitario, faticoso e doloroso della mia vita. Sono stati due anni terribili che mi hanno cambiata per sempre.

Esattamente dove ti trovavi in Africa e come passavi le tue giornate?

La maggior parte del tempo sono stata in Zimbabwe, lungo la linea di confine in zone di bracconaggio. Ero lì per salvare gli animali e, grazie a loro, per salvare me stessa. Ho vissuto all’interno di Santuari che lavorano duramente per curare animali feriti, salvati o rimasti orfani con lo scopo di reintrodurli in natura nel loro habitat.

Col passare degli anni l’uomo sembra essere più attento alla salvaguardia degli animali. Sei d’accordo?

Non è sempre così. Molte persone difendono gli animali perché spinti da un amore sincero ma purtroppo la maggior parte delle persone, soprattutto in realtà come quella africana, prendono e curano gli animali solamente per scopi economici costringendoli a vivere in ambienti a loro non adatti. Chi desidera davvero contribuire alla protezione di specie in via di estinzione e alla tutela di creature ferite deve scegliere con estrema attenzione il luogo dove recarsi e con chi collaborare. I cosiddetti “parchi” sono a tutti gli effetti degli zoo. In Sudafrica soprattutto questo tipo di turismo ne rappresenta il 90%. Qui è legale vendere qualunque tipo di animale e così i proprietari di queste aree private camuffate a Riserve comprano animali selvatici e li privano della loro vita e della loro libertà tenendoli in spazi che nulla hanno a che vedere con la loro natura.

Quindi non sei d’accordo con le immagini che vediamo di cuccioli di leone che vengono allattati dai turisti?

Già la parola “turista” mi urta. Per scoprire il Mondo con rispetto bisogna essere dei “viaggiatori”. Comunque no, non approvo quel tipo di interazione con animali selvatici perchè purtroppo, come ho appena spiegato, dietro si cela la detenzione dell’animale. Si contano su una mano i luoghi dove si possono davvero curare creature selvatiche rispettandone la loro natura e, soprattutto, ci vuole molto tempo per poterlo fare. Non si va in un Santuario per coccolare i leoni il giorno dopo. Bisogna essere dei volontari, lavorare sodo, svegliarsi prima dell’alba, pulire, nutrire, medicare e, prima di ogni altra cosa, avere una pazienza infinita! L’animale, qualunque esso sia, deve potersi fidare di te, conoscerti, dimostrarti di aver accettato la tua presenza proprio perchè si tratta di una interazione contro-natura. Il leone non deve abituarsi all’uomo, sarebbe la sua fine!

È ció che hai fatto tu?

Esatto. È stata l’esperienza più ricca della mia vita ma anche la più faticosa, fisicamente e psicologicamente. Ho passato giorni, settimane, mesi a conquistarmi la fiducia di animali selvatici pericolosi, forti e terrorizzati ma anche quella di piccole creature impaurite vittime della crudeltà dell’uomo!

Gli animali non sono oggetti ed il loro benessere deve sempre restare la priorità!

Andarmene dal Zimbabwe è stato insopportabile ed è per questo che presto ripartiró.

credits: Lodovica Mairè Rogati

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Freeshop Store Online con migliaia di prodotti in vendita

Freeshop.it è uno store online aperto nel 2001 dedicato alla vendita di elettrodomestici ed apparecchiature tecnologiche di vario genere, dalla telefonia all’informatica. Il sito include oltre 10000 articoli suddivisi per categorie. Oltre agli elettrodomestici e ai prodotti tecnologici (come televisori, smartphone, impianti audio, fotocamere, computer e console), Freeshop.it propone articoli per la casa ed il fai da te, dalle lampadine alle pentole a pressione e prodotti dedicati alla cura della persona e al tempo libero. Oltre a navigare per categorie, tramite la homepage è possibile prendere visione dei prodotti in vetrina, delle promozioni attive e dei prodotti più cercati dai clienti. Sempre attraverso la homepage si accede ad offerte “tematiche”, come ad esempio quelle relative ai prodotti per il “back to school” nel periodo di riapertura di scuole ed uffici. Ciascun prodotto è affiancato da una scheda informativa con tutte le specifiche, il manuale utenti in PDF e le recensioni dei clienti. In caso di ulteriori dubbi, i clienti possono cliccare sul pulsante “aiuto” posto in basso a destra e lasciare un messaggio con la propria richiesta, al quale è anche possibile allegare un massimo di 5 file. In alternativa, è possibile rivolgersi al servizio clienti telefonicamente e via e-mail. 

Il sito presenta inoltre una sezione blog di approfondimento, notizie e guide su elettrodomestici e hi-tech.  Tramite l’iscrizione alla newsletter del sito, inoltre, si possono ottenere 5 euro di sconto sul primo acquisto e tutte le informazioni sulle nuove offerte con consegna gratuita. Tutti i prodotti presenti nel catalogo vengono acquistati da Freeshop da canali ufficiali ed autorizzati, dunque sono nuovi, originali e coperti garanzia italiana 24 mesi contro i difetti di conformità, come previsto dalle norme di tutela per i consumatori. 

La consegna dei prodotti avviene esclusivamente tramite corriere. Il prezzo dipende dal tipo di consegna scelta, dal peso/volume dei prodotti acquistati e dalla località di consegna. Alcuni prodotti beneficiano della consegna gratuita, indicata accanto al prodotto tramite apposito bollino.  A seconda delle proprie esigenze, il cliente può decidere se ricevere il prodotto sotto casa, in casa ad un orario prestabilito e se usufruire dei servizi aggiuntivi di installazione e ritiro dell’usato. Una volta effettuato l’acquisto, il cliente riceverà il tracking della spedizione direttamente via e-mail entro 2 giorni lavorativi dall’evasione dell’ordine. E’ possibile effettuare il reso del prodotto entro 14 giorni dalla data di ricezione. Per quanto riguarda le modalità di pagamento, il sito offre ampia scelta fra contrassegno, carte di Credito (Visa, Postepay, Mastercard, American Express e carta Maestro), PayPal, bonifico Bancario anticipato e pagamento a rate con finanziaria Findomestic. Nella sezione “Pagamenti & Consegne” si trovano anche tutte le informazioni relative agli ecobonus per l’acquisto di grandi elettrodomestici.

Accordo prematrimoniale a Milano

Il 12 dicembre scorso è stata presentata al Senato una proposta di legge che reca la delega al Governo per la revisione del Codice civile in materia di “stipulazione di accordi tra nubendi, coniugi e parti di una programmata o costituita unione civile, volti a regolare i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto”. Stiamo parlando dei cosiddetti patti prematrimoniali, attualmente vietati dal nostro ordinamento.

Come si legge nel documento inviato al Senato, si tratta di una «Lacuna particolarmente avvertita nel sentire sociale, come dimostrano i ripetuti interventi giurisprudenziali chiamati a occuparsi di accordi stipulati dai nubendi o dai coniugi per l’eventuale futura crisi del rapporto o dai secondi per regolare gli effetti, in specie patrimoniali, ma non solo, della crisi in atto».

Il boom di richieste effettivamente conferma l’opinione del Presidente del Consiglio Conte e del Ministro della Giustizia Bonafede, che hanno presentato la proposta di legge al Senato.

Accordo prematrimoniale a Milano, quali sono i vantaggi

L’utilità del contratto prematrimoniale a Milano e nel resto d’Italia è innegabile. Grazie a tali accordi, infatti, i nubendi, i coniugi e le parti di un’unione civile hanno la possibilità di gestire consensualmente i rapporti personali e patrimoniali in un momento precedenti la crisi del rapporto, in cui è meno complesso definire il reciproco assetto degli interessi. 

Il disegno di legge delega, con l’introduzione dei patti prematrimoniali, vuole quindi evitare o per lo meno ridurre le controversie in sede di giudizio inerenti alla fine di un rapporto (matrimonio o unione civile). Resta fermo, in ogni caso, il principio dell’inderogabilità dei diritti e dei doveri che scaturiscono dal matrimonio, così pure il rispetto, oltre che delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume. In questo modo si vuole preservare l’indisponibilità dello status coniugale o di parte di unione civile e nello stesso tempo circoscrivere la regolamentazione convenzionale ai diritti disponibili, escludendo limitazioni dei diritti fondamentali della persona che non si possono cancellare, quando viene meno detto status a causa della fine del matrimonio o dell’unione civile.

Accordo prematrimoniale a Milano e criteri per l’educazione della prole

Gli accordi prematrimoniali non sono circoscritti esclusivamente al lato economico, cioè non si limitano alla quantificazione del mantenimento o dei sussidi in favore di uno dei coniugi o alla divisione dei beni patrimoniali, ma riguarderanno anche i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli. 

Come si legge nel testo del disegno di legge, infatti, il Governo, in caso di approvazione, sarà delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per la revisione e integrazione del codice civile, al fine, tra l’altro, di «consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi, in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata, aventi efficacia obbligatoria, intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali e i criteri per l’educazione dei figli». Forse questo è uno degli aspetti più critici della proposta governativa. I contratti prematrimoniali, infatti, darebbero la possibilità ai genitori di stabilire in forma scritta come crescere la prole, infrangendo un diritto specifico dei minori, cioè quello di essere allevati secondo le proprie inclinazioni naturali e soprattutto in funzione delle proprie aspirazioni.

La Grande Distribuzione Organizzata nel settore dell’agroalimentare

La GDO, conosciuta meglio come Grande Distribuzione Organizzata, rappresenta nel settore alimentare la moderna tecnica di vendita al dettaglio mediante catene di supermercati o di intermediari di differente tipologia. Con la Grande Distribuzione Organizzata si è assistito all’evoluzione del tradizionale supermercato; essa si struttura e divide in: 

  • Grande Distribuzione (GD): si caratterizza per la presenza di catene di punti vendita e filiali, sparse su tutto il territorio e che fanno capo ad un’unica e grande impresa. Essa prende il nome di azienda madre, che rappresenta dunque il soggetto proprietario;
  • Distribuzione Organizzata (DO): si caratterizza per la presenza di piccoli soggetti, associati tra loro, al fine di cooperare per incrementare la quota di mercato ed il potere contrattuale. Dettaglianti e grossisti formano dei consorzi o dei gruppi di acquisto, al fine di affrontare la competizione del mercato in modo più sicuro e semplice. In questa maniera, infatti, possono godere di agevolazioni economiche, sfruttare pienamente le potenzialità del brand e, spesso, saltare la realtà del grande grossista, proponendo sul mercato prodotti a prezzi più vantaggiosi, vincendo l’aspra concorrenza degli altri attori di mercato. 

Credits: Blog Alessio Del Vecchio Roma. La catena distributiva della Grande Distribuzione Organizzata nel settore alimentare è formata da quattro importanti attori: 

  • I produttori: si tratta delle aziende industriali a produzione diretta;
  • I grossisti: comprano i beni dal produttore, per poi rivendere ai dettaglianti;
  • I dettaglianti: godono di un contatto diretto con il consumatore finale e sono generalmente organizzati in catene, gruppi di acquisto ed unioni volontarie. 
  • I consumatori finali: essi chiudono l’anello della distribuzione, essendo i destinatari dei prodotti, di cui fruiscono per soddisfare le proprie esigenze.

Supermercati, ipermercati, grandi magazzini e discount formano la GDO; si tratta di spazi vendita dotati di ampi locali, in cui il consumatore finale può acquisire direttamente la merce, prendendola dagli scaffali. Tuttavia, la Grande Distribuzione Organizzata non si avvale solo del Grande Dettaglio. Spesso, infatti, la GDO impiega anche il Piccolo Dettaglio, cioè i piccoli esercizi commerciali, caratterizzati da spazi di dimensioni che non superano i 400 metri quadrati. Alla fine dello scorso anno, il territorio italiano vantava già oltre 26000 punti vendita su tutto il panorama nazionale. Questa dato permette di comprendere come la GDO sia una realtà consolidata nel territorio italiano e come sia in grado di avere un forte controllo del settore agroalimentare. Si stima, infatti, come il fatturato aggregato dei più importanti operatori di mercato ammonti a 58,1 miliardi e il 73,5% dei prodotti sia freschi che confezionati sia venduto all’interno dei supermercati italiani. L’importanza della GDO nel panorama nazionale si riassume di certo in queste cifre e conferma come abbia svolto una duplice funzione nel settore dell’agroalimentare. Infatti, la Grande Distribuzione Organizzata ha preso il posto della distribuzione tradizionale (il negozio “sotto casa”) e, allo stesso tempo, è diventata il più importante canale di comunicazione con il mercato per le industrie alimentari e per gli agricoltori. A fronte, però, di queste cifre incoraggianti e del cambio di passo che ha rappresentato nel settore dell’agroalimentare, la GDO manca di un leader nel compartimento e, per questo motivo, mette in pratica politiche di prezzo molto accattivanti, attraverso promozioni, ribassi, sconti e offerte, in modo da attrarre il maggior numero di acquirenti. Infine, è utile sottolineare come la GDO nel settore agroalimentare in Italia soffra notevolmente la debolezza delle catene dei supermercati nazionali, sovrastati irrimediabilmente dalla potenza dei marchi esteri, soprattutto di origine svizzera e tedesca.