Addobbi floreali natalizi tipici

I fiori possono abbellire la casa in modo sorprendente e sono in grado di creare un’atmosfera magica, anche nel periodo di Natale. Le composizioni floreali natalizie, infatti, sono un elemento di accompagnamento alle classiche decorazioni come l’albero di Natale e il presepe. Sono ideali anche come regalo, leggiamo sul blog di Mirko Ravicini.

Le piante natalizie più belle per gli addobbi 

Una delle piante ornamentali legate alla tradizione natalizia è senza dubbio la Stella di Natale, non solo nella sua veste rosso porpora, ma declinata anche nelle varianti giallo avorio e rosa tenue. Questa pianta, con i suoi meravigliosi colori, è in grado di rallegrare anche le zone meno luminose della casa. 

Questa pianta è originaria del Messico ed è formata da steli verdi, ricoperti da foglie verdi chiamate brattee, che durante la stagione invernale assumono diverse tonalità di colore in base alle varietà. Nella stella di Natale classica le brattee sono di colore rosso brillante e fanno da corona al fiore vero e proprio, che si chiama ciazio. La Stella di Natale ama gli ambienti luminosi e ben areati. Va collocata lontana da fonti di calore, ma anche di correnti d’aria e non tollera le temperature al di sotto dei 12°C. Va annaffiata solo quando il terreno è del tutto asciutto.

Un’altra pianta associata al Natale è il pungitopo, che si può usare anche come centrotavola, come scrive Mirko Ravicini. Il pungitopo, infatti, ha splendide bacche di colore rosso scarlatto ed è un simbolo benaugurale di abbondanza e prosperità. Una pianta simile al pungitopo e che viene utilizzata sempre come elemento di decoro delle composizioni natalizie è l’agrifoglio, caratterizzato da bacche rosso acceso e foglie verde brillante. Questa pianta era già conosciuta nell’antichità, i Romani, infatti, avevano l’usanza di appenderne i rami alla porta per tenere lontana la sfortuna.

Insieme al pungitopo e all’agrifoglio, il vischio, con le sue bacche biancastre, è utilizzato per realizzare delle bellissime composizioni floreali a tema natalizio. Del resto questa pianta è simbolo di fortuna e amore. Non a caso la tradizione vuole che baciarsi sotto al vischio sia di buon auspicio per l’inizio del nuovo anno.

Leggi anche:

 

 

 

Riciclaggio a Viterbo, novità Alessio Del Vecchio

Al via a Roma il processo agli imputati coinvolti nell’inchiesta della Dda del gennaio 2018, denominata Operazione “Jolly”. Le indagini avevano portato alla luce un giro riciclaggio di denaro a livello internazionale per 18 milioni di euro, evidenziando un grosso coinvolgimento della comunità cinese di Milano e affari “sporchi” tra le città Londra, Roma, Milano, Pordenone, Bari, Vicenza, Campobasso, Viterbo e la provincia laziale. La maxi operazione condotta dai Carabinieri del nucleo investigativo del Comando Provinciale di Roma, a fine gennaio 2018 aveva portato all’arresto di 20 persone. Le accuse erano quelle di riciclaggio aggravato dalla transnazionalità, impiego di denaro di provenienza illecita, emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti e autoriciclaggio. Per altri cinque indagati, poi, era stata notificata la misura “dell’obbligo di dimora con contestuale interdizione dall’esercizio di attività professionali o imprenditoriali”.

 

Il Gip, a chiusura delle indagini preliminari, ha disposto l’archiviazione per due degli indagati. Si tratta dell’imprenditore romano Alessio Del Vecchio – che era stato accusato inizialmente di riciclaggio di 5 milioni di euro provenienti dal traffico di droga – e di un altro indagato. Secondo quanto disposto dal Giudice per le indagini preliminari per Del Vecchio va esclusa la “sussistenza di condotte sufficienti ad apportare un contributo” al sodalizio illecito. Archiviazione stabilita anche per altri tre indagati coinvolti nell’Operazione “Jolly”. In tutti e cinque i casi la decisione del Gip ha accolto pienamente le richieste del Pm. L’archiviazione degli atti del procedimento giudiziario è arrivata al termine di un lavoro meticoloso dei legali degli indagati, che sono riusciti a dimostrare l’infondatezza delle accuse, portando alla non imputazione dei loro assistiti. 

 

Per tutti gli altri agli imputati ancora coinvolti nell’inchiesta legata all’Operazione “Jolly”, invece, ha preso il via il processo, che in una prima fase, nel marzo 2019, ha disposto il rinvio a giudizio per tre soggetti coinvolti, prima della fissazione di una nuova udienza a inizio 2020. Nel corso della prima udienza è stata immediatamente respinta un’eccezione sollevata dalla difesa di uno degli imputati. L’eccezione riguardava il presunto difetto di notifica del decreto che aveva disposto il rinvio a giudizio di uno degli imputati. Il dibattimento, successivamente, si è svolto regolarmente. E’ stato, infine, deciso il rinvio ad una nuova udienza, che si svolgerà nell’ottobre 2020, perché i difensori di alcuni degli imputati hanno sollevato alcune eccezioni, e per uno di loro, in particolare si attende la decisione delle Sezioni Unite della Cassazione, per una precedente inchiesta.  

 

I fatti relativi all’Operazione “Jolly” arrivano fino al 2013. Le indagini, che hanno portato alla maxi-operazione del gennaio 2018, furono coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, e portarono alla scoperta di due organizzazioni criminali. Un primo gruppo criminale aveva come punto di riferimento Stefano Taccini, imprenditore romano, 54enne all’epoca dei fatti, con forti legami con un ex membro della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti. Sempre il primo gruppo faceva riferimento anche a Fabio Splendori, e, secondo le accuse, “ripuliva” denaro sporco proveniente dalla comunità cinese di Milano, per lo spaccio di droga. Il riciclaggio avveniva attraverso un sistema elaborato di fatturazioni relative a operazioni finanziarie poi rivelatesi inesistenti, per un totale di ben 18 milioni di euro riciclati. Un secondo gruppo faceva capo – secondo le prime indagini – all’imprenditore romano Alessio Del Vecchio, la cui posizione è stata poi rivista e archiviata. 

 

Tra gli arrestati del gennaio 2018, infine, a Campobasso, anche l’imprenditore molisano Franco Sassano, tornato poi in libertà nell’aprile dello stesso anno. Per Sassano, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma dispose subito la revoca degli arresti domiciliari. Sassano, infatti, si era sempre dichiarato estraneo ai fatti, e aveva lavorato con i suoi legali per una ricostruzione puntuale dei bilanci della sua società. Sempre sul fronte molisano furono indagati anche gli imprenditori Carlo Scinocca e Domenico Cornacchione. Anche Scinocca tornò in libertà già nel febbraio 2018, grazie al chiarimento immediato della sua posizione e al conseguente annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. 

 

Per gli altri indagati dell’operazione “Jolly”, il processo va avanti nelle aule di Tribunale. Le accuse sono di riciclaggio aggravato dalla transnazionalità, impiego di denaro di provenienza illecita, emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti e autoriciclaggio. Numerose posizioni sono state per mesi al vaglio degli inquirenti, per poi essere chiarite durante le indagini preliminari. Nel corso delle indagini preliminari, il Gip ha disposto l’archiviazione per alcuni degli indagati, tra i quali Alessio Del Vecchio. L’imprenditore romano, molto attivo nell’ambito della grande distribuzione organizzata, ha visto archiviare la sua posizione, anche sulla base dei rilievi mossi dai suoi legali. 

 

Emergenza Coronavirus, rischio collasso per l’industria dolciaria di colombe e uova pasquali

La pandemia del Coronavirus sta avendo conseguenze importanti anche sul comparto dolciario italiano. Infatti, le severe misure di sicurezza da rispettare per gli ingressi nei punti vendita e le lunghe code da scollinare hanno scoraggiato i clienti nell’acquisto dei prodotti pasquali. I consumatori, infatti, hanno concentrato la loro spesa sui beni di prima necessità, come ricordano i blogger Gabiria Cetorelli e Alessio Del Vecchio. Mario Piccialuti, Direttore Generale di Unione Italiana Food, associazione che rappresenta le più importanti aziende dolciarie italiane, ha mostrato la sua preoccupazione. Infatti, il calo dei consumi di questi prodotti potrebbe avere conseguenze importanti anche sul fronte occupazionale, con alcune tra le piccole e medie imprese, che rischiano un decremento del fatturato almeno del 40%. A tal proposito, Piaccialuti ha affermato: “Pasqua è alle porte e le decine di piccole e medie imprese che incentrano la propria produzione esclusivamente su uova al cioccolato e lievitati da ricorrenza si trovano a dover affrontare un momento molto difficile”. La condizione di smarrimento provata dal consumatore, il mercato in difficoltà, le questioni connesse con gli spazi espositivi nella Grande Distribuzione Organizzata (vedi Alessio Del Vecchio Roma) e la chiusura forzata di bar e pasticcerie sono le cause principali che hanno causato un arresto negli ordini. Infatti, l’ingresso contingentato nei punti vendita per mantenere la distanza di sicurezza tra i clienti ha obbligato la grande distribuzione a diminuire gli spazi espositivi dei prodotti delle feste, poiché c’è maggiore necessità di spazi aperti per il passaggio delle persone. Aumenta così la merce invenduta, mentre alcune aziende rischiano seriamente la chiusura. 

E’ ancora Piaccialuti a lanciare l’allarme: “Tante delle nostre aziende commercializzano e producono soprattutto genere della ricorrenza oppure lavorano attraverso il canale horeca, quello di bar e ristoranti. Purtroppo sarà una Pasqua davvero difficile”. Per superare questo momento di impasse Unione Italian Food ha rilanciato la campagna “Io non rinuncio alle tradizioni”, che è partita dalla pagina Facebook del ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova a fine di sostenere i prodotti tradizionali delle feste. A partire da questa campagna, Piccialuti si auspica che le persone acquistino ugualmente uova e colombe, seppur per consumo personale e non come strenna pasquale per parenti ed amici.  “Tutti abbiamo bisogno di una coccola, di un momento dolce e spensierato. Soprattutto in questa inedita Pasqua da passare tra le quattro mura domestiche”, conclude poi Piaccialuti. I dati diffusi da Unione Italiana Food parlano di una produzione media di uova di cioccolato e ovetti in Italia pari a 31.207 tonnellate di prodotto con un fatturato di circa 275 milioni di euro. Si producono colombe per una quantità pari a 23.000 tonnellate per un valore di circa 160 milioni di euro. Dunque, si parla di un mercato da quasi 450 milioni di euro che rischia di crollare. Pertanto, per chi lavora solo nel settore dei lievitati da ricorrenza, la Pasqua può significare un decremento importante del fatturato, ridotto alla metà rispetto ai trend degli anni precedenti. 

Piccialuti si dice preoccupato e, a tal proposito, spera nella Grande Distribuzione Organizzata: “Chiediamo alla Gdo massima sensibilità e ci auguriamo che in questa situazione vogliano essere al fianco delle aziende, a volte anche molto piccole che lavorano soprattutto in queste settimane. Se accetteranno di tenere un po’ più a lungo questi prodotti nei punti vendita sicuramente la risposta dei consumatori sarà positiva”. Leggi anche le ultime curiosità su Giovanni De Pierro.

Le rinnovabili il futuro del nostro pianeta

Le energie rinnovabili sono il futuro del nostro pianeta. Se da una parte è ormai appurato che la produzione di energia deve necessariamente spostarsi in una direzione decisamente più ‘green’, dall’altra è anche vero che ancora troppe poche aziende decidono di investire in questo campo. Per fortuna non è il caso dell’imprenditore sammarinese Leo Marino Benedettini, che già nel 2009 fonda la sua Green Energy Ambiente e Tecnologia Srl, società attiva nella produzione e distribuzione di energia elettrica da fotovoltaico. Leo Marino Benedettini può essere considerato certamente un vero e proprio pioniere in questo settore, in quanto sua Green Energy Ambiente e Tecnologia Srl infatti, si occupa proprio di produrre e distribuire energia elettrica da fotovoltaico attraverso due enormi impianti situati nella provincia di Pesaro. Ecco quali sono le caratteristiche tecniche: il primo impianto, si compone di pannelli fotovoltaici di marca Qcell ed inverter prodotti dall’italiana Bonfiglioli, e la sua efficienza è di 690 kw, appartiene al secondo conto energia così come determinato dal Gestore Servizi Energetici GSE, la società individuata dallo Stato per perseguire la sostenibilità ambientale nelle fonti energetiche rinnovabili. Il secondo impianto, che rientra nel quarto conto energia GSE ed è montato su pannelli Sharp ed inverter Bonfiglioli, ha una efficienza energetica di 990 kw. Insieme i due impianti fotovoltaici della Green Energy Ambiente e Tecnologia Srl riescono a soddisfare una produzione di ben 2.225.000 KWh. Operando nei limiti ed in conformità con le normative vigenti previste dal Decreto Legislativo n.28/2011 sulle Energie Rinnovabili e dalla Direttiva 2009/28/CE della Comunità Europa, la Green Energy Ambiente e Tecnologia Srl di Leo Marino Benedettini è anche ben strutturata per progettare e costruire nuovi materiali volti al risparmio energetico e all’emissione di energie rinnovabili di qualsiasi tipo (ad esempio quello solare termico, solare fotovoltaico, eolico, geotermico, trattamento acqua ed aria). La società Green Energy Ambiente e Tecnologia Srl di Leo Marino Benedettini è anche il punto di riferimento per il supporto alla progettazione, la vendita, l’installazione, la manutenzione, l’assistenza, la dismissione e lo smaltimento di impianti annessi alla produzione di energie da fonti energetiche rinnovabili di qualunque tipologia. Insomma, la Green Energy Ambiente e Tecnologia Srl di Benedettini, può essere considerata sicuramente un vero e proprio fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana virtuosa: la società di Benedettini è presa ad esempio da molti colleghi imprenditori che cercano spunti per introdursi in questo tipo di mercato sempre più in crescita, e rappresenta quindi un vero e proprio punto di riferimento per i cittadini che, sempre più attenti all’ambiente e al risparmio, cercano soluzioni green in campo energetico.

Come organizzare un workshop di successo

Nonostante i video – tutorial spadroneggino sul Web e un po’ tutti si sentano insegnanti virtuali, è importante sottolineare come niente potrà mai sostituire l’esperienza pratica e dal vivo di un workshop. Infatti, proprio la parola workshop vuol dire “officina” ed è dedicato a chi ha già competenze di base sull’argomento, ma non ha mai messo in pratica le sue conoscenze. Tenuto generalmente da un “master”, un vero esperto della materia dunque, il workshop permette ai partecipanti di approfondire le competenze già acquisite e di conseguirne di nuove, facendo esperienza viva, direttamente “sul campo”. Infatti, i partecipanti possono porre domande e mettere subito in pratica la teoria affrontata nel corso dedicato alla didattica. Rispetto ai freddi automatismi dei video – tutorial virtuali, nel corso del workshop si può intervenire ed il docente potrà correggere gli eventuali errori del discente. E, naturalmente, è sempre occasione di crescita, per migliorare sé stessi e allargare i propri orizzonti. Ma come si organizza un workshop di successo in grado di raggiungere al meglio gli obiettivi prefissati? Intanto, sarà utile concentrare l’ “officina” in poche giornate, ben organizzate e strutturate, senza perdersi in inutili surplus, che potrebbero annoiare e disperdere la preziosità dell’esperienza. Pianificazione e organizzazione per promuovere un workshop, dunque, sono i primi segreti per la realizzazione di un workshop di successo. Fissato il giorno e sistemate le questioni prettamente organizzative, scocca finalmente il momento di “mettersi all’opera”. E qui bisognerà dare davvero il meglio, testando le proprie competenze e le proprie capacità di docente. Infatti, prima di dare inizio al workshop sarà buona regola approfondire i contenuti che si esporranno e migliorare la pratica degli argomenti che si spiegheranno nella teoria. Infatti, tante parole non accompagnate da una dimostrazione concreta, non avranno mai l’effetto sperato. E resteranno parole al vento, rischiando di vanificare il lavoro stabilito. Per organizzare un workshop di successo sarà importante conoscere al meglio il pubblico che seguirà le lezioni, perché il lavoro riuscirà meglio. Le lezioni, infatti, vanno preparate in base all’età e alla preparazione degli aspiranti discenti, prima di creare inviti per corsi di formazione e workshop. In questo modo, il pubblico non si annoierà e non resterà deluso dall’esperienza che avrà scelto di seguire. Al fine di fornire un “assaggio” del workshop che ci si appresta a tenere, sarà buona cosa preparare una brochure con il programma e, nel corso delle lezioni, del materiale didattico da distribuire, a supporto delle lezioni, e che i discenti potranno portare a casa. Inoltre, sarà utile tenere presente che i partecipanti ad un workshop potranno essere al massimo 20. Quando si stabilisce il prezzo di partecipazione all’evento, non bisognerà dimenticare che la quota prevista dovrà coprire tutte le spese. Sarà importante essere chiari e precisi. Questo eviterà di chiedere altri fondi nel corso delle lezioni. Non sarebbe, infatti, una cosa molto elegante né corretta. Le lezioni, poi, dovranno essere debitamente programmate e strutturate. Per evitare cali di attenzione e concentrazione, sarà buona regola pianificare pause e break, alternando poi lezioni teoriche a dimostrazioni pratiche, dosando al meglio il tempo. Infatti, i discenti potrebbero commettere errori nella fase pratica; dunque, potrebbero necessitare di un tempo maggiore per riprovare o per essere seguiti nel tentativo, al fine di correggere l’eventuale sbaglio. Non si tratta di perdite di tempo, ma di un tempo produttivo e fruttuoso per il partecipante. Infine, ma non perché sia la cosa meno importante, per organizzare un workshop di successo sarà importante scegliere anche la giusta location. La sede, infatti, dovrà essere dotata di tutto ciò che è utile per portare avanti i lavori, sia per la parte teorica, che per quella pratica, consentendo ai partecipanti di trovarsi a proprio agio e vivere al meglio l’esperienza formativa. Al termine del workshop, contattare i partecipanti e chiedere loro un feedback aiuterà a migliorare quegli aspetti che potrebbero essere apparsi manchevoli o carenti, ma soprattutto darà la possibilità ai discenti di sentirsi apprezzati e tenuti in considerazione. 

YellowKnife & Partners di Milano e il Senior Partner Giorgio Basaglia concludono una M&A in Gran Bretagna

La YellowKnife & Partners di Milano di cui Giorgio Basaglia è Senior Partner è una società in grado di integrare il management e le operations consulting. YellowKnife & Partners di Milano si occupa di soluzioni strategiche strutturate e progettazione, sviluppo e organizzazione di interventi nuovi e finalizzati al cambiamento, nel settore pubblico e privato, di governo e del no – profit, in una dimensione di mercato locale e internazionale. YellowKnife & Partners, società di consulenza che ha sede a Milano, ha fornito una consulenza nell’ambito di un’operazione di M&A (Merger & Acquisition), fusione e acquisizione, tra un gruppo internazionale con specializzazione in Business Intelligence e Data Analytics e un’azienda inglese, che vanta una medesima specializzazione. Il primo tentativo di fusione ed acquisizione non aveva avuto buoni risultati nel mese di marzo. La YellowKnife & Partners di Milano, con il supporto del Senior Partner Giorgio Basaglia, consulente di Milano, ha continuato nel lavoro di supporto fino alla riuscita dell’accordo. Tra il 15 giugno e il 30 settembre, la società di consulenza YellowKnife & Partners di Milano ha concluso la ricerca in Gran Bretagna e ha raggiunto la firma del protocollo tra il gruppo internazionale specializzato in Business Intelligence e Data Analyttics e una società inglese, operante nello stesso settore. La firma del MoU (Memorandum of Understanding) tra le due parti, mediante la consulenza della YellowKnife & Partners di Milano e la consulenza del Senior Partner Giorgio Basaglia, si è tenuta alla fine di luglio. L’intera operazione si è conclusa a Londra il 30 settembre. Attraverso la realizzazione di questo accordo, la YellowKnife & Partners di Milano e con il supporto del Senior Partner Giorgio Basaglia di Milano, ha fondato una sede operativa in Gran Bretagna. La YellowKnife & Partners di Milano ha ricevuto le lodi della stampa estera per aver stipulato questo accordo di fusione ed acquisizione poco prima della Brexit. La negoziazione consente alla YellowKnife & Partners di Milano di capitalizzare e diffondere il suo marchio nei mercati europei e globali, realizzando nuove offerte commerciali e creando vantaggi per i clienti, incrementando i servizi offerti. Attività di acquisizioni e fusioni di questo tipo, permettono alla YellowKnife & Partners di Milano di svilupparsi nei comparti di Business Intelligence & Data Analytics. L’accordo raggiunto dalla YellowKnife & Partners con sede a Milano è stato possibile grazie all’accordo tra soci italiani e britannici. YellowKnife & Partners di Milano offre consulenza internazionale a 16 soci nel mondo. Un’impresa di Gedda in Arabia Saudita è l’ultimo socio internazionale con cui YellowKnife & Partners di Milano ha stretto un partenariato. Gedda e l’Arabia Saudita sono considerate realtà che possono realizzare sviluppo industriale in crescita nei prossimi anni. La YellowKnife di Milano ha potuto contare sull’esperienza del Partner Senior Giorgio Basaglia, consulente specializzato in interventi innovativi nei mercati internazionali. 

Twitter. La Psicosi del Secolo

Sono tre i social più diffusi ed utilizzati nel Mondo: Facebook, Instagram e Twitter. A ognuno il suo ma c’è anche chi di tutti ne fa un utilizzo quotidiano e spesso ‘psicotico’.
Personaggi famosi e persone comuni sembrano non riuscire più a scindere tra la vita reale e quella virtuale e in alcun modo sono intenzionati a rinunciare a quest’ultima.
Fortunatamente però vi sono ancora pochi Vip che mai si sono fatti sopraffare dal potere effimero del web ed, al contrario, ne tengono le dovute distanze.
Tra questi c’è di certo l’attrice, sceneggiatrice, scrittrice, conduttrice e autrice tv Lodovica Mairè Rogati. Convinta attivista per i diritti degli animali, delle donne, degli anziani, dei malati, dei disabili, dei bambini e di tutte le categorie in difficoltà, Lodovica Mairè Rogati è sempre presente ed operativa con la sua Associazione ‘IO NON CI STO’ ma solo con lo scopo di poter aiutare chi è in difficoltà. Per quanto riguarda la sua immagine, di certo prorompente vista la sua bellezza, l’attrice ha sempre mantenuto un profilo discreto, soprattutto per quanto riguarda la sua vita privata con il marito e la sua famiglia.
I suoi social sono concentrati solo sul suo lavoro e sui suoi messaggi animalisti e di lotta contro le ingiustizie.
C’è poi il suo Twitter (vedi: Lodovica Rogati Twitter) che sta lì ma che in realtà non usa nemmeno. Insomma, una perla rara questa ragazza che potrebbe seguire la scia e, come tutte le altre, ‘vivere’ di social senza fare nulla, solamente apparendo e guadagnando senza alcun merito. Ma Lodovica Mairè Rogati è ben lontana e contraria a questa categoria di ‘fallite’.
Impossibile essere come loro per una come lei che ha lauree, master, riconoscimenti vari, che ha girato il Mondo, che parla sei lingue e che legge e scrive libri come il suo diario di viaggio ‘Cuore Africano’ che presto verrà pubblicato con una delle più grandi case editrici europee.
È Lodovica l’esempio da seguire, non dimentichiamolo!
(credits: Ufficio Stampa)

Blog Giovanni De Pierro su Yacht Diamond 145

Nasce il primo yacht di lusso in vetroresina dalle dimensioni di 44 metri. Si chiama “Diamond 145”, ammiraglia della linea “Class”, ma subito ribattezzato “Ink”. La produzione è interamente italiana, firmata dal Gruppo Benetti, azienda che, dal lontano 1873, opera nel settore della cantieristica tra Viareggio e Livorno. Si tratta di uno yacht dallo stile sopraffino, dotato di un’eleganza unica e che assicura potenti performance. Abbiamo letto la notizia dal blog di Giovanni De Pierro. Dal peso lordo pari a 456 tonnellate, Diamond 145 ha lo scafo in vetroresina, può toccare le 3800 miglia nautiche, navigando ad una velocità di 11 nodi, ma può raggiungere una velocità di crociera pari a 14 – 15 nodi. Con carena dislocante e motorizzazione affidata a 2 MAN 12 V da 1440 hp (1,029 Kw), Diamond 145 è  esteticamente piacevole anche solo da osservare; si caratterizza per le sue simmetrie proporzionate ed armoniose, che ben si sposano con l’organizzazione degli interni e degli spazi coperti. Essi sono stati curati dal genio dell’ “Interior Style Department” di Benetti. Inoltre, l’intero yacht è accompagnato, sugli esterni curati dall’architetto Giorgio Maria Cassetta, dalle vetrate dei ponti principali. Vetrate finemente disegnate, che si interrompono, ma hanno notevoli dimensioni e, dunque, continuamo a leggere sul blog di Giovanni De Pierro, capaci di illuminare gli interni, conferendo notevole luminosità ai passeggeri. Proprio questi ultimi trovano spazio in 4 cabine nel Lower Deck, che può ospitare fino a 10 viaggiatori. Accanto alle cabine passeggeri, c’è la cabina dell’armatore sul Main Deck. Nelle 4 cabine nel Lower Deck, inoltre, alloggiano anche i 6 componenti dell’equipaggio, mentre al capitano del Diamond 145 è dedicata una speciale cabina, esclusiva e privata, sull’Upper Deck, proprio accanto alla timoneria. A poppa trova spazio una beach area, a cui si accede attraverso una serie di porte scorrevoli, per entrare in un mondo da sogno, fatto di panorami mozzafiato e viste spettacolari. A prua, il Diamond 145 ospita un delizioso salotto all’aperto, con divani, tavoli, prendisole e piscina. A tal proposito, l’architetto Cassetta ha tenuto a precisare come “Diamond 145 nasce da un progetto che punta a migliorare la vita a bordo non solo degli armatori e degli ospiti, ma anche di tutto il personale”. Del nuovo yacht Benetti Diamond 145 sono state già vendute due unità. Il varo del Diamond 145 è avvenuto lo scorso 25 gennaio dallo scivolo della prestigiosa cornice di Viareggio. Il battesimo in acqua dello yacht ha provocato emozioni travolgenti ed una buona dose di soddisfazione tra i partecipanti. E sono stati davvero tanti. Si stima oltre un centinaio, tra autorità locali, cittadini, appassionati, fornitori, dipendenti ed il complesso di operai, che presta il proprio servizio per il cantiere toscano. Continua a leggere sul blog di Giovanni De Pierro Roma: Il compiacimento per aver realizzato un autentico capolavoro con la produzione del Diamond 145 si evince dalle parole di Paolo Vitelli, Presidente e Amministratore Delegato della Benetti: “Detentori di una grande tradizione, abbiamo realizzato centinaia di vari, ma oggi gli elementi rivoluzionari dell’ammiraglia della categoria Class promettono di portare Benetti a rinnovati successi. Questo scivolo è una vera rampa di lancio su cui la nostra capacità tecnica e la nostra voglia di andare avanti pongono una sfida tecnologica che punta al traguardo della continuità”. La commercializzazione di questo gioiellino della nautica si è realizzata in collaborazione con le società di brokeraggio “Domeyachts” e “The Doc Yacht Services”, capaci di allettare al meglio il nuovo armatore, che oggi può godere di un panfilo all’avanguardia, modello unico ed esclusivo nel settore nautico. E, a proposito di cifre… Il prezzo è da brividi: 23.500.000 euro. Ma si tratta davvero di un’esclusiva nel settore nautico. Un autentico “yacht senza tempo”, come lo definisce l’architetto Cassetta.

 

Cos’è la Commissione dei Diritti Umani dell’ONU: storia, evoluzione e funzioni

La Commissione per i Diritti Umani era un organo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), nato nel 1946, nell’immediato dopoguerra, in seguito agli eccidi e ai massacri seguiti al secondo conflitto bellico. Era costituita dai 53 Stati membri. I suoi componenti erano scelti, a rotazione, tra tutti gli aderenti all’ONU. La Commissione era nata al fine di dare impulso e sostenere in modo concreto il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Infatti, il primo compito della neonata Commissione fu quello di stilare il testo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata poi il 10 dicembre 1948. Le riunioni dell’organo ONU si tenevano a Ginevra una volta l’anno, ma le sessioni di lavoro avevano una durata di 6 settimane. Oltre alla stesura della Dichiarazione dei Diritti Umani, i progetti iniziali stabilivano come la Commissione avrebbe dovuto portare alla realizzazione di accordi internazionali, dal contenuto obbligatorio e vincolante. Tuttavia, nonostante gli sforzi, l’organo dell’ONU riuscì nella realizzazione di questo progetto soltanto nel 1966, quando si giunse all’elaborazione e alla stipula di patti internazionali. Erano due diversi trattati: il Primo Protocollo Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e il Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. L’elaborazione di questi due importanti protocolli permise alla Commissione di ottenere un riconoscimento da parte del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Uniti, che riconobbe alla Commissione la competenza nell’occuparsi della violazione dei diritti umani, mettendo in pratica utili strumenti per la loro tutela. L’ECOSOC è un organo in seno all’ONU, con competenze in tema di relazioni e questioni internazionali di natura economica, sociale, culturale, educativa e sanitaria, oltre che con competenze di organizzazione delle attività economiche e sociali dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Anche se formata dai rappresentanti degli Stati membri dell’ONU, la Commissione per i Diritti Umani è stata sempre molto disponibile al dialogo e al confronto, soprattutto nei confronti delle ONG. Queste ultime, infatti, molto spesso sedevano al tavolo della Commissione, a cui avanzavano proposte e documenti scritti, attivando dibattiti sulle iniziative da portare avanti in tema di rispetto e tutela dei diritti umani. Sul finire del XX secolo, la Commissione iniziò a supportare i paesi membri, offrendo anche assistenza tecnica, principi da seguire, pareri sul tema dei diritti umani, usando il bagaglio di conoscenze, che si è formato con il lavoro portato avanti negli anni. Negli ultimi tempi, poi, la Commissione per i Diritti Umani si è concentrata in modo particolare sulla tutela dei diritti economici, culturali e sociali, priorità stabilite anche nella Dichiarazione e nel Programma d’Azione della Conferenza sui diritti umani di Vienna del 1993 . Così leggendo anche un interessante approfondimento sul blog dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri di Roma. Infatti, in quel periodo, l’operato della Commissione ha avuto come obiettivi fondamentali soprattutto il diritto allo sviluppo e ad idonee condizioni di vita, i diritti delle minoranze, delle donne e dei bambini, senza trascurare la tutela del diritto alla pace e alla sicurezza. Nel 2006, infine, la Commissione ha smesso la sua attività e si è trasformata nel Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHCR), che ha sede a Ginevra e lavora in stretta collaborazione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. L’UNHCR è costituito, invece, da 47 Stati, eletti a scrutino segreto dall’Assemblea Generale a maggioranza dei suoi membri. 

Il Cuore Africano di Lodovica

SONY DSC

Abbiamo incontrato l’attrice ed attivista Lodovica Mairè Rogati appena rientrata in Italia dopo un lungo periodo passato in Africa. Dopo aver vissuto gran parte della sua vita nel continente nero, Lodovica Mairè Rogati, appena finito il suo ultimo progetto cinematografico, è tornata nella terra da lei più amata per superare un grave lutto che l’ha colpita.

Lodovica come ti senti ora che sei tornata in Italia?

In realtà io non vivo più fissa in Italia da molto tempo. Sono rientrata per motivi personali ma vivere a Roma non fa per me. Milano è tappa fissa per lavoro ma non amo stare in questo Paese, le motivazioni sono svariate.

Cosa è significata per te questa lunga esperienza africana?

L’Africa non è una novità per me. Si sa ormai che è la mia seconda casa. È nel mio cuore da sempre. Questa volta peró è stato diverso. Non voglio parlare del mio privato, non l’ho mai fatto e non inizieró ora. Posso di certo confermare che è stato il periodo più intenso, solitario, faticoso e doloroso della mia vita. Sono stati due anni terribili che mi hanno cambiata per sempre.

Esattamente dove ti trovavi in Africa e come passavi le tue giornate?

La maggior parte del tempo sono stata in Zimbabwe, lungo la linea di confine in zone di bracconaggio. Ero lì per salvare gli animali e, grazie a loro, per salvare me stessa. Ho vissuto all’interno di Santuari che lavorano duramente per curare animali feriti, salvati o rimasti orfani con lo scopo di reintrodurli in natura nel loro habitat.

Col passare degli anni l’uomo sembra essere più attento alla salvaguardia degli animali. Sei d’accordo?

Non è sempre così. Molte persone difendono gli animali perché spinti da un amore sincero ma purtroppo la maggior parte delle persone, soprattutto in realtà come quella africana, prendono e curano gli animali solamente per scopi economici costringendoli a vivere in ambienti a loro non adatti. Chi desidera davvero contribuire alla protezione di specie in via di estinzione e alla tutela di creature ferite deve scegliere con estrema attenzione il luogo dove recarsi e con chi collaborare. I cosiddetti “parchi” sono a tutti gli effetti degli zoo. In Sudafrica soprattutto questo tipo di turismo ne rappresenta il 90%. Qui è legale vendere qualunque tipo di animale e così i proprietari di queste aree private camuffate a Riserve comprano animali selvatici e li privano della loro vita e della loro libertà tenendoli in spazi che nulla hanno a che vedere con la loro natura.

Quindi non sei d’accordo con le immagini che vediamo di cuccioli di leone che vengono allattati dai turisti?

Già la parola “turista” mi urta. Per scoprire il Mondo con rispetto bisogna essere dei “viaggiatori”. Comunque no, non approvo quel tipo di interazione con animali selvatici perchè purtroppo, come ho appena spiegato, dietro si cela la detenzione dell’animale. Si contano su una mano i luoghi dove si possono davvero curare creature selvatiche rispettandone la loro natura e, soprattutto, ci vuole molto tempo per poterlo fare. Non si va in un Santuario per coccolare i leoni il giorno dopo. Bisogna essere dei volontari, lavorare sodo, svegliarsi prima dell’alba, pulire, nutrire, medicare e, prima di ogni altra cosa, avere una pazienza infinita! L’animale, qualunque esso sia, deve potersi fidare di te, conoscerti, dimostrarti di aver accettato la tua presenza proprio perchè si tratta di una interazione contro-natura. Il leone non deve abituarsi all’uomo, sarebbe la sua fine!

È ció che hai fatto tu?

Esatto. È stata l’esperienza più ricca della mia vita ma anche la più faticosa, fisicamente e psicologicamente. Ho passato giorni, settimane, mesi a conquistarmi la fiducia di animali selvatici pericolosi, forti e terrorizzati ma anche quella di piccole creature impaurite vittime della crudeltà dell’uomo!

Gli animali non sono oggetti ed il loro benessere deve sempre restare la priorità!

Andarmene dal Zimbabwe è stato insopportabile ed è per questo che presto ripartiró.

credits: Lodovica Mairè Rogati

CONTINUA A LEGGERE: Rassegna stampa – Lodovica Mairè Rogati – Ultime notizie TAG: cinema italiano

NEWS FEED BLOG